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Casino giustiniani massimo al laterano

Casino giustiniani massimo al laterano

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Posta in arrivo. Accedi per ricevere aggiornamenti sui viaggi e inviare messaggi ad altri viaggiatori. La villa Giustiniani al Laterano , detta anche "villa Massimo", dal nome dei successivi proprietari, era una villa seicentesca che si estendeva tra le attuali via Merulana, via Tasso, viale Manzoni e piazza San Giovanni in Laterano.

Fu voluta dal marchese Vincenzo Giustiniani , principe di Bassano e depositario della Camera Apostolica , il quale, dopo aver acquisito nel un terreno coltivato a vigna, vi fece erigere una dimora sfarzosa. Maria Maggiore, a mano destra è posta questa Villa, che ha un portone di magnifica architettura di Carlo Lambardi. Esso venne riposizionato nel come ingresso alla villa Celimontana al Celio, dove tuttora si trova. Nel fu acquistata dalla Custodia di Terra Santa , della quale ospita oggi la Delegazione per l'Italia. Fu scelto un colossale torso acefalo di marmo greco, che venne integrato abbondantemente, mentre per la testa ci si rifece ad un ritratto giovanile di Marco Aurelio trasformandolo nel personaggio eponimo, raffigurato nel fiore dell'età; la statua risultante, alta circa quattro metri, venne poi collocata nell'attuale posizione nel da Giovan Battista Giustiniani, come informa l'epigrafe murata sul lato meridionale del casino.

Vi sono poi la Storia Naturale di Buffon, i quattro tomi del Dictionnaire philosophique de la Religion, e numerosi resoconti di viaggio, a cominciare dal Voyage au tour du Monde di Auson, edito a Parigi nel La rassegna dei volumi contenuti nella biblioteca rivela interessanti presenze anche in relazione al tema della Natura, dei giardini e della cura della campagna. Nonostante la consorte anglosassone e il carattere aggiornato della propria cultura, infatti, Benedetto opterà per una sistemazione più in linea con la tradizione romana. Carlo Massimi acquista dai Giustiniani anche parte della collezione d'arte pertinente alla villa.

Il nobile apporta una modifica all'edificio per adeguarlo alla moda dell'epoca, oltre che ad esigenze pratiche. Un portico del pianterreno viene chiuso e si creano tre sale che danno direttamente sul giardino. Egli chiama a dipingerle un gruppo di artisti particolari, quasi degli asceti. Sono viennesi, vivono in comunità, portano i capelli lunghi, sono molto magri. E proprio per questo loro aspetto esteriore vengono chiamati i "Nazareni". Nel pieno dello spirito romantico si ispirano all'arte italiana del ' - ', senza ignorare la scuola di Michelangelo e di Raffaello. Bartolomeo Pinelli. Non si sa bene come Carlo Massimo venga in contatto con loro.

Chissà, forse per il clima internazionale che si respira a Roma. O i buoni consigi di Thordvalsen, il grande scultore danese neoclassico, a cui i Nazareni piacciono molto. O forse c'è stato di mezzo il Canova. O semplicemente il fatto che il principe ha visto la sala che i Nazareni hanno affrescato a Palazzo Zuccari. Comunque sia affida loro il lavoro dove si alterneranno più artisti per motivi diversi. Il soggetto degli affreschi realizzati dai Nazareni è diverso per ciascun ambiente, ma sempre nell'ambito del revival medievale e del poema cavalleresco che il Romanticismo sta rivalutando.

Al pian terreno ci sono anche altre stanze, attualmente non visitabili. Una interamente decorata secondo lo stile pompeiano. La dedicata alla Divina Commedia colpisce per l'estrema precisione dei dettagli, tanto che si possono leggere i singoli versi delle cantiche che hanno ispirato le diverse scene. Vi lavorano due artisti: Philip Viet, che confrontandosi con l'arte italiana umbra del Quattrocento, in particolare al Perugino, dipinge la volta della sala ispirandosi alle cantiche del Paradiso.

E Joseph Anton Koch, che sulle pareti dipinge episodi tratti dall'Inferno e dal Purgatorio con una partecipazione totale e totalizzante. Immergersi nella sua pittura, circondati dalle masse dei tanti personaggi ritratti, si comprende quanto Koch avesse amato il poema di Dante. D'altra parte le cronache riportano che ne sapesse a memoria interi canti. La sua partecipazione assoluta al poema è talmente evidente da far percepire ancora di più la distanza dalla volta della sala, dipinta non solo con colori più freddi, ma anche in una maniera più didascalica dal suo collega Viet.

Inserire l'indirizzo di partenza da: Dal l'edificio è sede della delegazione dei Francescani di Terra Santa. Data di ultima verifica: Do you know the first presto? Do you know it?

VILLA GIUSTINIANI A ROMA

Il Casino Giustiniani Massimo al Laterano, sede della Delegazione di Terra Santa a Roma, è protagonista del libro di Monica Minati, operatrice. Villa Giustiniani Massimo risale ai primi del Seicento, quando fu costruita sul terreno tra le attuali via Merulana, viale Manzoni, via Tasso e piazza S. Giovanni in Laterano. Andrea Giustiniani, volle impreziosire le linee architettoniche del Casino della Nel la villa passò ai Lancellotti, i quali, in seguito al progetto di. Il volume illustra per la prima volta al grande pubblico gli importanti cicli pittorici realizzati dai pittori Nazareni nel Casino Giustiniani Massimo a Roma, attraverso . Roma e il Casino Massimo Lancellotti al Laterano: uno tra i luoghi più per volere di Vincenzo Giustiniani, su progetto di Carlo Lambardi. La Villa Giustiniani al laterano, detta anche Villa Massimo dal nome dei successivi . Villa Massimo Giustiniani detta anche Casino Massimo, si presenta come. Nel il Casino divenne proprietà della famiglia Massimo e fu Carlo Minati M., Il Casino Giustiniani Massimo al Laterano, Edizioni Terra. L'edificio fu realizzato nei primi del ' all'interno di Villa Giustiniani (poi Massimo Lancellotti), ormai scomparsa in seguito alla edificazione.

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